Troppo sole? Eccedenze estive e curtailment

C’è un problema che chi installa il fotovoltaico non vede mai arrivare: non il sole che manca, ma il sole che avanza. In un mezzogiorno sereno di luglio i pannelli lavorano a tutta e la casa non consuma quasi nulla: niente riscaldamento, luci spente, magari non c’è nessuno. Tutta quell’energia deve andare da qualche parte, e a volte la risposta è “da nessuna parte di utile”.

Due modi diversi di “perdere” produzione

Conviene separare due fenomeni che si somigliano ma non sono la stessa cosa.

Il primo è il clipping dell’inverter, cioè la limitazione della potenza in uscita. Se il generatore fotovoltaico ha una potenza di picco più alta della potenza nominale AC dell’inverter, scelta molto comune e assolutamente voluta, l’inverter semplicemente tiene ferma l’uscita al proprio limite quando i moduli spingono di più. Nelle giornate serene lo vedi come una cima piatta sulla curva di produzione, esattamente al valore dell’inverter. Di norma è previsto in progetto e non c’è nulla da preoccuparsi: sovradimensionare il generatore (il classico rapporto DC/AC di 1,2) fa guadagnare parecchio nelle giornate coperte e nelle ore di spalla.

Il secondo è la limitazione dall’esterno, quello che in inglese si chiama curtailment: la rete non riesce ad assorbire quello che immetti. La tensione sulla tua linea di bassa tensione sale mentre tutti i tetti del quartiere spingono nello stesso momento, oppure è attiva una limitazione impostata sull’inverter, fino al caso estremo dell’azzeramento dell’immissione. Il tuo inverter riduce diligentemente la potenza per tenere la tensione entro i limiti previsti dalla norma. Le condizioni meteo erano perfette, ma il contatore racconta un’altra storia.

Sulle taglie grandi il fenomeno esiste anche a monte, sulla rete di trasmissione: nelle aree del Sud e in Sicilia, dove la produzione rinnovabile è concentrata e la capacità di trasporto verso il resto del paese è limitata, capita che gli impianti di taglia utility vengano ridotti su indicazione del gestore di rete. Per un impianto domestico il caso realistico resta invece quello locale, di quartiere.

Come capire quale dei due stai vedendo

Il clipping si presenta come una linea piatta e pulita esattamente alla potenza nominale dell’inverter, nelle giornate limpide, di solito nelle ore centrali. La limitazione dall’esterno ha un’altra faccia: la produzione resta sotto a quello che il meteo giustificherebbe, spesso intorno a mezzogiorno in giornate soleggiate e con pochi consumi, a volte in compagnia di una tensione di rete anomala letta dall’inverter.

Distinguerli conta, perché una limitazione dall’esterno viene scambiata facilmente per un impianto che non rende, quando invece l’impianto sta benissimo ed è solo frenato da fuori. È proprio quello che la funzione di rilevamento delle limitazioni di Volcast serve a segnalare, così non vai a caccia di un guasto che non c’è.

Prezzi bassi e prezzi negativi non sono più una curiosità

Sopra a tutto questo c’è una torsione economica. Nelle giornate insieme soleggiate e ventose, con domanda bassa, i prezzi all’ingrosso dell’energia crollano nelle ore centrali, e in alcuni momenti sono arrivati anche sotto lo zero. È cominciata come una notizia tedesca, oggi è un fenomeno ricorrente in buona parte d’Europa, Italia compresa: gli esiti orari del mercato del giorno prima (MGP) sono pubblicati dal GME e il PUN che leggi in bolletta non è altro che la loro sintesi.

Se hai un’offerta a prezzo indicizzato al PUN te ne accorgi direttamente: il prezzo dell’energia prelevata nelle ore centrali può scendere molto, proprio mentre il tuo impianto produce di più. Se invece hai un’offerta monoraria o bioraria, quella variabilità la vedi solo indirettamente, ma il ragionamento su quando consumare resta identico.

Sul lato dell’energia immessa il quadro italiano è cambiato: lo scambio sul posto non è più attivabile per le nuove installazioni e la strada standard è il ritiro dedicato (RID) del GSE, che ti riconosce un prezzo di ritiro sull’energia immessa (condizioni e valori aggiornati sono pubblicati dal GSE). Il punto pratico è che quel prezzo è nettamente più basso di quello che paghi per prelevare la stessa energia in bolletta. Tradotto: ogni kWh che consumi mentre lo produci vale molto più di ogni kWh che regali alla rete.

Trasformare il surplus in qualcosa di utile

Il trucco è smettere di lasciar scivolare via l’energia di mezzogiorno come immissione a basso valore e cominciare ad assorbirla in casa. Carica la batteria di accumulo. Scalda l’acqua sanitaria. Raffresca in anticipo la casa prima delle ore serali più care. Ricarica l’auto elettrica. Fai partire la pompa della piscina, la lavastoviglie, la lavatrice. Tutto ciò che è flessibile, spostalo dentro la finestra di surplus.

Attenzione a un dettaglio molto italiano: le fasce orarie F1, F2 e F3 non coincidono con la finestra di sole. Le ore centrali dei giorni feriali sono in F1, cioè la fascia più cara, ed è esattamente il motivo per cui autoconsumare in quelle ore rende così tanto. Nel fine settimana, invece, l’energia prelevata è già in F2 o F3 e il vantaggio dell’autoconsumo, pur restando, è più contenuto.

Se hai un’offerta indicizzata, il ragionamento si estende anche alla rete: quando il prezzo nelle ore centrali è bassissimo può convenire prelevare, perfino caricare la batteria dalla rete, per poi appoggiarsi a quell’energia quando i prezzi risalgono la sera.

Pianificare invece di reagire

La parte migliore è che niente di tutto questo deve essere lasciato al caso. La finestra di surplus di domani è prevedibile, e una previsione su più giorni ti permette di organizzare l’intera settimana: concentra i carichi pesanti e flessibili nelle giornate con più surplus e alleggerisci in quelle coperte. Il troppo sole smette di essere un problema e diventa l’energia più economica che comprerai in tutto l’anno.