Quanto vale davvero 1 kWh immesso in rete?

Vale molto meno dello stesso kWh consumato in casa, e la differenza non è un dettaglio contabile: è il numero che decide come conviene usare l’impianto. Sull’energia immessa con il ritiro dedicato ti viene riconosciuta la sola componente energia, valorizzata sui prezzi zonali orari, con i prezzi minimi garantiti come rete di sicurezza per gli impianti che ne hanno diritto; sull’energia autoconsumata risparmi invece le voci che avresti pagato in bolletta per prelevare lo stesso kWh, imposte comprese. Se hai una convenzione di scambio sul posto ancora attiva il confronto cambia, perché lì il contributo del GSE copre anche una parte degli oneri di rete e di sistema: prima di fare i conti verifica nell’area clienti GSE quale convenzione hai davvero.

Perché i due valori non sono confrontabili

Il prezzo che paghi al kWh non è fatto solo di energia. Ci sono i costi di trasporto e gestione del contatore, gli oneri di sistema e poi le imposte con l’IVA sopra al totale. Quando eviti un prelievo, eviti la parte a consumo di tutte quelle voci: restano invece le quote fisse e la quota potenza, che paghi comunque. Quando immetti con il ritiro dedicato non recuperi nessuna di quelle componenti: stai semplicemente vendendo energia all’ingrosso, a un valore che segue il mercato ora per ora. Con lo scambio sul posto, invece, una parte degli oneri di rete e di sistema torna indietro sotto forma di contributo: è il motivo per cui i due meccanismi non si confrontano con la stessa formula.

C’è anche un effetto di orario che peggiora il confronto. Immetti quando immettono tutti, cioè nelle ore centrali di una giornata di sole, che sono spesso le ore in cui il valore riconosciuto è più basso. Prelevi invece la sera, quando il prezzo sul mercato è più alto — e, se hai un’offerta a fasce, spesso lo è anche quello che paghi tu. Confrontare due medie annue nasconde questa forbice; confrontare le ore la mostra.

Il calcolo che puoi fare stasera

Prendi l’ultima bolletta e dividi la spesa per i kWh prelevati nello stesso periodo, mettendo però da parte le quote fisse, la quota potenza e il canone televisivo: quello che resta è la parte che varia con i consumi, ed è quella che l’autoconsumo ti fa davvero risparmiare. Poi apri l’area clienti GSE e, se sei in ritiro dedicato, dividi l’importo riconosciuto per i kWh immessi nello stesso periodo: quello è il valore della vendita. Se sei ancora in scambio sul posto il conto non funziona così, perché il contributo non è un prezzo al kWh immesso ma una compensazione limitata dall’energia che hai prelevato. Il rapporto tra i due numeri è il tuo moltiplicatore personale, ed è l’unico che conta per le tue decisioni.

Cosa fare

  1. Calcola il rapporto con i tuoi dati, non con le medie lette da qualche parte: dipende dalla tua offerta di fornitura e dalla tua zona di mercato.
  2. Sposta i carichi grandi nelle ore di produzione: ogni kWh spostato ti frutta il rapporto che hai appena calcolato, tutti i giorni.
  3. Usa la previsione del giorno dopo per decidere la sera prima cosa far partire a mezzogiorno e cosa rimandare.
  4. Valuta l’accumulo con questo numero in mano: più il rapporto è alto, più una batteria ha senso, perché il suo guadagno è proprio la differenza tra i due valori.
  5. Controlla di avere una convenzione attiva sull’immissione: il passaggio dallo scambio sul posto al ritiro dedicato non è automatico e va richiesto al GSE. Senza una convenzione, l’energia che immetti in rete non ti viene pagata affatto.
  6. Verifica i corrispettivi aggiornati sul sito del GSE: le condizioni del ritiro dedicato cambiano nel tempo e non vanno dedotte da articoli vecchi.

Guida completa: eccedenze-estive-e-curtailment