Tariffa indicizzata al PUN con il fotovoltaico: conviene?

Con una tariffa a prezzo indicizzato non paghi l’energia a un prezzo fisso deciso in contratto, ma un prezzo agganciato al mercato all’ingrosso, più gli oneri, la spesa per il trasporto e il margine del venditore. Sul mercato il prezzo varia fino a parecchie volte nell’arco della giornata: i mezzogiorni di sole sono bassissimi o addirittura negativi, le sere d’inverno care. Per il consumatore medio è una lotteria; per chi ha il fotovoltaico, carichi spostabili o un accumulo è uno strumento. Lo scrivo da chi convive da anni con un prezzo che cambia di ora in ora.

Come funziona davvero in Italia

Il riferimento è il PUN, il prezzo unico nazionale che si forma sul mercato del giorno prima (MGP): i prezzi del giorno successivo si conoscono il pomeriggio precedente. È il cuore sottovalutato del modello: ogni sera puoi pianificare l’intera giornata dopo.

C’è però un passaggio che in Italia fa tutta la differenza e che le traduzioni dall’inglese saltano. Il mercato retail domestico italiano, nella maggior parte dei casi, non ti ribalta addosso il prezzo ora per ora: molte offerte indicizzate applicano la media mensile del PUN, altre lavorano per fasce orarie, poche arrivano al prezzo orario vero. Prima di firmare, guarda nelle condizioni economiche quale indice viene usato e con quale granularità. È la differenza tra “posso spostare i consumi di ora in ora e vederlo in bolletta” e “posso solo spostarli tra una fascia e l’altra”. Se l’offerta usa la media mensile, spostare la lavatrice di due ore non cambia nulla: cambia solo il momento in cui prelevi, non il prezzo che paghi.

Le fasce orarie sono l’altra metà del discorso, e sono un’istituzione tutta italiana definita da ARERA:

  • F1: dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19
  • F2: dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23, sabato dalle 7 alle 23
  • F3: tutte le altre ore, cioè notti, domeniche e giorni festivi

Le fasce compaiono in bolletta e valgono anche per le componenti diverse dall’energia. Verifica sulla tua bolletta e sul sito di ARERA come sono applicate al tuo contratto: è il punto da cui parte qualunque automazione seria.

A chi conviene

Conviene se almeno una di queste è vera: hai il fotovoltaico (la tua produzione copre comunque le ore centrali), puoi spostare carichi grandi (acqua calda, lavatrice, lavastoviglie, auto elettrica), hai un sistema di accumulo (arbitraggio: carichi quando costa poco, scarichi quando costa molto), oppure scaldi con una pompa di calore dotata di accumulo inerziale.

Non conviene se: i tuoi consumi stanno immobili nelle ore di punta, preferisci una bolletta prevedibile all’ottimizzazione, un minuto di pianificazione al giorno ti infastidisce, oppure la tua offerta è indicizzata alla media mensile e quindi non premia lo spostamento orario.

Le offerte si scelgono sul mercato libero e cambiano spesso: per confrontarle in modo neutro c’è il Portale Offerte di ARERA, che è la fonte da usare al posto delle classifiche commerciali.

Una giornata reale a prezzo indicizzato

Giornata di sole: durante la notte, in fascia F3, si carica ciò che deve essere pronto la mattina; di giorno la casa vive della propria produzione, con acqua calda, lavastoviglie e ricarica dell’auto nel picco produttivo; nella rampa serale cara, tra le 19 e le 21, non parte quasi nulla, perché tutto ciò che contava è già stato fatto. Giornata coperta: il piano si ribalta e i carichi grandi si spostano nelle ore più economiche, tipicamente la notte in F3.

Il dato decisivo non è uno solo, sono due messi insieme: i prezzi di domani (noti) e la produzione di domani (prevista). Solo insieme rispondono alla domanda se l’acqua si scalda con il sole all’una del pomeriggio o con energia prelevata alle 3 di notte. Automatizzare esattamente questo anello è il mestiere dei sistemi di gestione dell’energia domestica (EMS); io per ora lo faccio in modo semi-automatico in Home Assistant con i sensori di previsione di Volcast (l’integrazione richiede Premium).

I rischi, detti chiaramente

I prezzi possono anche schizzare verso l’alto: una sera fredda e senza vento vale diverse volte il prezzo medio. Senza flessibilità, una tariffa indicizzata può risultare più cara di una a prezzo fisso. Regola pratica: passa all’indicizzato solo quando riesci a spostare almeno il 30–40% dei consumi, oppure quando un accumulo appiattisce i picchi al posto tuo.

Un secondo rischio, più italiano: la potenza disponibile. Con i 3 kW tipici di molte utenze domestiche non puoi far partire insieme boiler, forno e ricarica dell’auto per approfittare di un’ora conveniente, quindi il piano della giornata va fatto in sequenza e non in parallelo.

E l’energia che immetti in rete?

Il prezzo che paghi per l’energia prelevata e la valorizzazione di quella immessa sono due rapporti separati: il primo con il venditore, il secondo tipicamente con il GSE, in scambio sul posto per chi ce l’ha già oppure in ritiro dedicato per i nuovi impianti. Cambiare tariffa di prelievo non tocca il secondo. Le condizioni economiche aggiornate del ritiro dedicato sono pubblicate dal GSE: verificale sul sito del GSE prima di fare i conti, perché sono l’unico riferimento affidabile.

FAQ

Con una tariffa indicizzata posso ancora immettere in rete? Sì. La valorizzazione dell’energia immessa segue il meccanismo che hai con il GSE ed è indipendente dall’offerta di prelievo; la tariffa indicizzata cambia soprattutto quanto paghi ciò che prelevi.

Dove vedo i prezzi di domani? Nell’app del tuo venditore, se l’offerta è oraria, oppure sui riepiloghi pubblici del mercato del giorno prima: il PUN del giorno successivo si conosce dal pomeriggio precedente.

Cosa succede quando i prezzi vanno sotto zero? Prelevare viene di fatto premiato: è l’ora ideale per caricare l’accumulo e far partire i carichi grandi. Ne parlo qui: prezzi negativi dell’energia →.