Perché una previsione globale non basta per il fotovoltaico
Ogni previsione di produzione fotovoltaica parte da un modello meteo, e non tutti i modelli vedono il tuo cielo allo stesso modo. La distanza tra un modello globale e uno regionale ad alta risoluzione è spesso la distanza tra una previsione che azzecca le nuvole di questo pomeriggio e una che le manca del tutto.
I modelli globali: l’inquadratura grandangolare
I modelli globali, come l’IFS dell’ECMWF o il GFS del NOAA, coprono l’intero pianeta. Quella copertura ha un prezzo: la risoluzione. Lavorando su una griglia di circa 9-25 km, trattano come uniforme tutto ciò che sta dentro una singola cella. Per le configurazioni meteo di grande scala, a qualche giorno di distanza, va benissimo. Per il fotovoltaico, dove conta il singolo cumulo che passa sopra il tuo tetto, è una sfocatura.
I modelli regionali: il primo piano
È qui che i modelli ad area limitata, girati su un dominio ristretto ma con griglia molto più fitta, si guadagnano il posto. Il DWD tedesco gira ICON-D2 a circa 2 km sull’Europa centrale, la Francia ha AROME intorno a 1,3 km, i servizi nordici e quello olandese condividono il sistema HARMONIE-AROME.
Sull’Italia la catena di riferimento è un’altra. Il servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare, insieme ai servizi regionali (in particolare ARPAE), gira da anni COSMO-IT, con griglia dell’ordine di un paio di chilometri, oggi in transizione verso ICON-2I, la configurazione italiana del modello ICON. Accanto a questi il CNR sviluppa MOLOCH, su una griglia poco superiore al chilometro e pensato proprio per i fenomeni convettivi, e BOLAM, a maglia più larga, usato come modello di inquadramento.
A queste risoluzioni i modelli cominciano a risolvere le linee di costa, l’orografia e, cosa decisiva per te, le nuvole convettive che si formano in un pomeriggio d’estate.
Le nuvole sono tutta la partita
Per il fotovoltaico il momento e la posizione delle nuvole sono tutto, e la convezione estiva è esattamente il fenomeno con cui un modello globale a maglia larga fa più fatica. L’Italia, da questo punto di vista, è un caso da manuale: i temporali che si accendono sui versanti appenninici a metà pomeriggio, la nebbia della Pianura Padana che in dicembre tiene sotto una coltre mezza regione e non l’altra, la brezza di mare che ripulisce il cielo sulla costa mentre venti chilometri nell’entroterra un cumulo si sta ingrossando.
Un modello a 2 km può collocare l’ammasso nuvoloso sopra la valle giusta all’ora all’incirca giusta. Un modello a 25 km ti sa dire soltanto che sulla regione il cielo è “poco nuvoloso”. Solo uno dei due ti serve davvero per decidere quando far partire la lavatrice o come gestire la batteria di accumulo.
Il compromesso, e la risposta
I modelli regionali non sono una vittoria gratis. Coprono orizzonti più brevi, da qualche ora a un paio di giorni, mentre i globali arrivano a dieci giorni e oltre, e girano su un dominio limitato: fuori da quel dominio, semplicemente, non esistono.
La risposta onesta quindi non è scegliere, è combinare. Usa il modello regionale, più affilato, dove è disponibile e per il breve termine; torna al globale per la visione lunga. È esattamente per questo che un buon motore di previsione attinge a più modelli insieme e sceglie la fonte migliore per la tua zona e per il tuo orizzonte di previsione, invece di fidarsi di un unico flusso globale uguale per chiunque sulla Terra.
La previsione migliore per il tuo tetto non è quella con la mappa più grande. È quella che sa di quale modello fidarsi per il tuo pezzo di cielo, e quando.